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Strategie terapeutiche nella sessualità del paziente prostatectomizzato

Il gold standard del trattamento del K prostata, tenendo conto dell’età del paziente, delle sue condizioni generali e del grading istologico del tumore, è l’intervento chirurgico di prostatectomia radicale (RRP).

Prof. Duilio Siravo: la simulazione della applicazione delle lenti a contatto

Il rapido sviluppo tecnologico degli ultimi anni ha cambiato radicalmente l’approccio alla contattologia.

Il Melanoma cutaneo

Il melanoma cutaneo è un tumore che colpisce la pelle, derivante dalle cellule deputate alla produzione di colore e che, per la sua elevata tendenza invasiva, è responsabile della maggior parte dei decessi dovuti a tumori cutanei. Rappresenta circa l’1% dei tumori maligni. Il melanoma si forma quando i melanociti crescono e si moltiplicano in modo anomalo, fuori dal controllo della cellula; può insorgere su un neo presente da tempo (anche dalla nascita) o su una zona di pelle normale. Può svilupparsi sulla pelle che ricopre tutte le regioni del corpo, tuttavia è più facile trovarlo sulla schiena e sul torace negli uomini, e sugli arti inferiori nelle donne.

Colpisce persone di ogni età, di entrambi i sessi, anche se è più frequente negli adulti; molto raramente, può anche insorgere nei bambini e negli adolescenti.

E’ il tumore più comune nelle donne tra 25 e 30 anni ed è al secondo posto nelle donne tra 30 e 35 anni.

Nella popolazione nera questo tumore è raro, e colpisce di solito le aree cutanee meno pigmentate, come il palmo delle mani o le piante dei piedi.

La degenerazione di questa forma tumorale, che spesso all’inizio si presenta sotto forma di un neo all’apparenza “innocuo”, può essere tuttavia evitata se si mette in atto una diagnosi precoce.

LA RICERCA DEI TUMORI CUTANEI

La diagnosi precoce dei tumori cutanei consiste nel riconoscere le fasi iniziali dello sviluppo tumorale per intervenire tempestivamente quando le probabilità di guarigioni è massima. Un tumore cutaneo diagnosticato ed eliminato chirurgicamente in tempo può essere completamente guarito. Un’autoispezione regolare dei nei o altre lesioni cutanee ed un controllo periodico dello specialista dermatologo o chirurgo plastico sono la migliore prevenzione contro l’insorgere di tumori cutanei.

Non aspettare di sentire dolori o altri disturbi, perché molte volte i Melanomi, anche quando sono molto sviluppati, non danno alcun fastidio.

COS’E’ UN NEO

Sono piccole macchie cutanee di diversi colori, piatte o sporgenti, presenti fin dalla nascita o che si sviluppano nel corso della vita. Hanno origine dai melanociti, cellule responsabili della pigmentazione della cute e crescono fino a superare anche i due centimetri per poi non modificarsi più. In un adulto la modificazione di un neo talvolta può essere segno di una evoluzione tumorale conosciuta come melanoma.

COME CONTROLLARE UN NEO
Una lesione scura della pelle si valuta ricordando le prime 5 lettere dell’alfabeto: A B C D E:

Asimmetria: Una forma irregolare, con una metà della lesione diversa dall’altra, depone per un neo atipico.

Bordi: Se i bordi sono frastagliati, irregolari, con un aspetto a carta geografica, la lesione deve essere valutata da uno specialista.

Colore: Se il neo presenta un colore molto scuro o non uniforme e/o se sono comparse modifiche anche minime, la lesione deve essere adeguatamente monitorizzata

Se il neo ha un diametro superiore a 6 millimetri o se ha avuto un aumento di dimensione negli ultimi mesi, dovete rivolgervi allo specialista.

Evoluzione o Emorragia: Se il neo ha modificato il suo aspetto iniziale o se ha sanguinato spontaneamente senza traumi, la lesione deve essere controllata dal dermatologo. Questo forse è il fattore più influente.

In caso di riscontro di uno o più di questi segni è opportuno consultare il proprio medico che potrebbe suggerire degli esami di approfondimento. Per un preciso controllo dei nei, lo specialista, il dermatologo o il chirurgo plastico, ricorre alle tecniche di osservazione di ultima generazione: la stereomicroscopia.

L’ESAME DERMOSCOPICO

Consiste nell’osservazione dei nei mediante un apposito strumento chiamato microscopio ad epiluminiscenza. Si tratta di una procedura semplice e indolore in cui il neo sospetto, dopo essere stato spalmato con un olio speciale, viene messo a contatto con il microscopio ad epiluminiscenza. Attraverso questo sistema di illuminazione con lenti ad ingrandimento è possibile svelare dettagli del neo non visibili ad occhio nudo.

L’immagine dermoscopica del neo, permette di esaminare in tempo reale gli strati profondi della pelle, fornendo dati essenziali per decidere se è necessario un intervento di asportazione.

L’evoluzione del sistema è chiamato stereomicroscopia che mediante un’ottica doppia permette di visualizzare meglio le caratteristiche della lesione, ed inoltre il collegamento ad un computer permette di poter fare una mappatura dei nevi e ricontrollarli a distanza di tempo con immagini di archivio.

Predisposizione

I tumori della pelle sono i tumori più frequenti nella popolazione bianca. L’11 per cento dei tumori maligni diagnosticati sono tumori cutanei. Esiste un preoccupante aumento di tumori della pelle dovuto ad una serie di fattori che possono aumentare il rischio di sviluppare neoplasie:

- Immunosoppressione: Le diminuzione delle capacità difensive del nostro sistema immunitario aumentano in maniera significativa la possibilità di sviluppare un tumore maligno. Le cause di immunosoppressione sono svariate: farmacologiche (terapie antirigetto per il trapianto o per malattie autoimmuni), AIDS, cirrosi e molte altre malattie.
- Abitudini di vita: Stili di vita particolari (utilizzo esagerato di solarium, lavori che comportino una prolungata esposizione al sole, soggiorni prolungati e ripetuti in zone con forte irraggiamento solare,) rappresentano un ulteriore fattore aggiuntivo di rischio.
- Durata della vita: Il progressivo allungamento della vita necessariamente porta ad un progressivo aumento dei casi di tumori della pelle.
- Esposizione solare: La quantità totale di ore passate al sole è un altro fattore importante di rischio. Spesso la maggior parte di questa esposizione è avvenuta nell’infanzia e nella prima giovinezza, mentre per lo sviluppo di un tumore passano decine di anni.
- Fattori genetici: Gli individui con carnagione chiara, biondi o con capelli rossi ed occhi chiari hanno un alto rischio. Questo rischio è maggiore se c’è una familiarità per tumori cutanei.

FOTOTIPO

Tra i fattori genetici bisogna quindi tenere presente i cosiddetti “fototipi”.Con ciò si intende precisare il tipo di risposta della cute quando viene esposta ai raggi del sole. E’ noto, infatti, che i tumori cutanei colpiscono più di frequente individui di origine caucasica, di pelle chiara, con capelli chiari, spesso rossi, con tendenza all’eritema solare per una bassa capacità ad abbronzare e con un numero elevato di nevi. Vengono normalmente riconosciuti sei fototipi secondo la classificazione di Fitzpatrik:

Fototipo: I Colore occhi: CHIARI Colore capelli: BIONDI/ROSSI Colore pelle: LATTIGINOSO Capacità abbronzatura: ASSENTE Autoprotezione dal sole: SCARSISSIMA Protezione consigliata: TOTALE

Fototipo: II Colore occhi: CHIARI Colore capelli: BIONDI Colore pelle: CHIARA Capacità abbronzatura: LIMITATA Autoprotezione dal sole: SCARSA Protezione consigliata: TOTALE

Fototipo: III Colore occhi: CHIARI/SCURI Colore capelli: CASTANI Colore pelle: BRUNO/CHIARA Capacità abbronzatura: MEDIA Autoprotezione dal sole: LEGGERA Protezione consigliata: ELEVATA

Fototipo: IV Colore occhi: SCURI Colore capelli: CASTANO/SCURO/NERO Colore pelle: OLIVASTRA Capacità abbronzatura: ELEVATA Autoprotezione dal sole: ELEVATA Protezione consigliata: BASSO

Fototipo: V Colore occhi: SCURI Colore capelli: NERI Colore pelle: NERA Capacità abbronzatura: MOLTO ELEVATA Autoprotezione dal sole: MOLTO ELEVATA Protezione consigliata: -

Quindi un soggetto di carnagione chiara con capigliatura bionda o rossa ed occhi azzurri o verdi, con una pelle difficilmente abbronzabile e lentigginosa può vedere aumentato il rischio di sviluppare un tumore cutaneo del doppio o del triplo rispetto alla popolazione con un fototipo più alto. Sono proprio le esposizioni intense e intermittenti alla luce del sole, su cute non abituata, che aumentano il rischio di tumore, mentre un’esposizione costante e moderata non è altrettanto rischiosa.

PREVENZIONE

Alla luce delle considerazioni precedenti per sfruttare le proprietà benefiche dei raggi del sole senza che questi risultino potenzialmente dannosi, bisogna tener presenti delle norme.

Senza entrare troppo nello specialistico, è intuitivamente ovvio che quanto più la cute si dimostra in partenza sensibile ai raggi del sole, tanto più lo schermo utilizzato dovrà offrire un adeguato indice di protezione. Gli schermi solari si caratterizzano per la capacità di filtrare o di riflettere la radiazione luminosa. Al di là delle caratteristiche degli schermi è necessario, per poter contare su un’efficace protezione, rinnovare continuamente la loro applicazione. Infatti, la sudorazione, i bagni, la sabbia favoriscono la scomparsa del filtro.

Una volta considerato il fototipo, ed aver scelto correttamente lo schermo solare, occorre in ogni caso esporsi al sole tenendo in considerazione alcuni fattori climatici ed ambientali:

- Scegli una crema solare (o un latte) con un adeguato indice di protezione dai raggi UVB e UVA. Le creme solari protettive sono molto utili, ma il loro uso non giustifica comunque esposizione esagerate al sole. L’applicazione della crema va ripetuta ogni 3-4 ore e dopo ogni bagno.
- Proteggi la cute dei bambini dalle scottature. Non esponete al sole i bambini di età inferiore ai tre anni.
- Evita le esposizioni eccessive al sole, soprattutto se hai la cute chiara che si abbronza con difficoltà e si scotta facilmente e/o hai un gran numero di nei sulla pelle.
- Evita le esposizioni al sole nelle ore centrali della giornata (dalle 12 alle 16) e proteggiti con indumenti (cappello, vestiti ).
- Attenzione anche in assenza di sole: le nuvole non arrestano i raggi ultravioletti.
- La neve fresca riflette più dell’80% dei raggi UV, mentre la sabbia ne riflette il 25%;
- Alcuni farmaci possono provocare reazioni al sole.
- In caso di gravidanza, limita l’esposizione al sole e utilizza uno schermo totale.

Per concludere, ne consegue sul piano pratico che non esiste una proibizione assoluta alla fotoesposizione, ma il consiglio a prendere il sole, fin dall’età infantile, in maniera moderata, evitando gli eccessi e le ustioni ad essa conseguenti. La protezione solare rimane il metodo di prevenzione più efficace. Tale raccomandazione è da tener in alta considerazione anche per arginare tutte le forme di tumori della pelle.

E’ fondamentale sottoporsi regolarmente a controlli dallo specialista, dermatologo o chirurgo plastico.

Prima dell’estate è il momento di fare un check up accurato della pelle in modo da ottenere una diagnosi e una eventuale cura precoce che porti ad una sicura guarigione.

RICOSTRUZIONE

Varie sono le metodiche impiegate per la ricostruzione dell’area colpita dai tumori cutanei.

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Generalmente per Melanomi in situ l’asportazione con 1 cm di margine è sufficiente per il trattamento della malattia.

Per Melanomi di dimensioni maggiori, oltre all’asportazione della lesione con 2 cm di cute perilesionale è necessario prelevare il “linfonodo sentinella” dall’area limitrofa (delimitata mediante un apposito esame radiologico denominato linfoscintigrafia). In questi casi la chiusura del difetto sarà effettuato mediante innesti cutanei o lembi.

In seguito è necessario un follow up periodico ogni 3 mesi per 5 anni e, in casi selezionati, un consulto oncologico.

CONCLUDENDO

E’ necessario ricordare che:

- Chi ha molti nei può esporsi al sole come chiunque altro: è comunque necessario evitare le scottature solari poiché possono contribuire all’insorgenza di un melanoma.
- Traumi o ferite non trasformano un neo in melanoma: un neo accidentalmente tagliato o traumatizzato guarisce come il resto della cute. Se i traumatismi sono ripetuti (tagli da rasoio o sfregamento da reggiseni su nei sporgenti) occorre valutare il caso insieme allo specialista dermatologo o chirurgo plastico.
- Tutti i nei possono essere asportati senza pericolo: un intervento chirurgico di asportazione non rappresenta alcun pericolo. Anzi, se il neo sospetto fosse in realtà un melanoma, quanto prima si interviene tanto maggiori sono le probabilità di guarigione.
- La diagnosi finale di un tumore cutaneo sospetto viene fatta attraverso l’esame istologico: dopo l’asportazione chirurgica, l’esame istologico permette di capire se si tratta di una forma benigna, come un neo, o di una maligna, come un melanoma.

a cura del dott. Ivan La Rusca
Specilista in Chirugia Plastica Ricostruttiva ed Estetica
Email: chirurgiaplastica@ivanlarusca.it
Sito: www.ivanlarusca.it

San Paolo di Milano: primo trapianto in Europa di cornea artificiale su bimba di 10 mesi

Un intervento da record, è stato eseguito su di una bambina di soli 10 mesi, presso la clinica oculistica universitaria dell’ospedale San Paolo di Milano: secondo i medici si tratta della prima operazione di trapianto di cornea artificiale, in Europa.

Oculistica: vi presentiamo il nostro esperto, il Prof. Duilio Siravo

Laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Pisa nel 1983 con 110 e Lode e dignità di pubblicazione della tesi di laurea già di pertinenza oculistica sul senso stereoscopico negli afachici.

Specializzato in Oculistica presso l’Università degli Studi di Pisa nel 1987 con 70 e lode e dignità di pubblicazione della tesi di specializzazione su un progetto sperimentale di produzione di un sistema esperto di acquisizione di immagini del fondo oculare (EIES=Espert Intra Eye System) effettuato in collaborazione del C.N.R. di Pisa e nella fattispecie presso l’Istituto Elaborazione delle Immagini (I.E.I.) con il quale ha avuto una fattiva collaborazione di anni, distaccato come ricercatore dalla Clinica Oculistica dell’Università degli Studi di Pisa allora diretta dal Prof. Alberto Maria Wirth.

Assistente universitario volontario (dal 1983 al 1990), ha espletato per anni funzioni di ricercatore e di docenza (presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia e la Scuola di Specializzazione di Oculistica, degli Infermieri e dei Fisioterapisti) per incarico del Prof. AlbertoMaria Wirth.

Dal 1983 al 1996 ha avuto compiti di ricerca presso numerose Società Farmaceutiche specializzate in Oculistica per le quali ha sperimentato diversi farmaci con la produzione di innumerevoli pubblicazioni scientifiche anche in prestigiose riviste internazionali.

Per tali Società ha espletato conferenze, corsi di docenza presso i centri di ricerca e scientifici e per i dipendenti in tutta Italia ed all’estero (Brasile,Portogallo etc.etc.).

Ha partecipato ad innumerevoli Congressi Nazionali ed Internazionali di Oculistica come relatore ed organizzatore.

Autore di numerose pubblicazioni scientifiche e di una monografia.
Accademico ed Accademico Emerito dell’Accademia delle Scienze di Mosca.
- Professore a contratto docente Medicina Legale Oftalmologia Legale
- Scuola di Specializzazione In Oftalmologia Seconda Università Degli Studi di Napoli.
- Docente Oftalmologia-Oftalmologia Legale
- Degenerazioni Retiniche, Emergenze Oftalmologiche: Aspetti clinici e terapeutici Glaucoma, Ipovisione: Aspetti clinici e terapeutici, Università Degli Studi Di Bologna.
- Alma Mater Studiorum International Summer School.
- E’ Preferred Provider in Ophthalmology U.S. Army Health Clinic Camp Darby Livorno (TRICARE EUROPE PREFERRED PROVIDER NETWORK-PPN.).
- Responsabile dal 1988 al 2000 del Servizio di Oculistica, del Servizio Controllo Medico del C.A.M.E.N.(CENTRO APPLICAZIONI MILITARE ENERGIA NUCLEARE)(OFTALMOLOGIA LEGALE) di San Piero A Grado -Pisa (Poi diventato C.R.E.S.A.M ed attualmente C.I.S.A.M.).
- E’ Ufficiale Medico Croce Rossa Militare.
- Responsabile Oftalmologia Legale Consulenza Nazionale.
- Presidente Commissione Responsabilità Professionale Civile e Penale Medici Oculisti Italiani.

E’ membro:
- Consiglio Direttivo Società Italiana di Oftalmologia Legale (SIOL)
- Consiglio Direttivo Società Italiana Contattologia Medica (SICOM)
- Consiglio Direttivo European Society Simulation in Ophthalmology (ESSIO)
- Consiglio Direttivo Low Vision Academy
- Oftalmologo Legale – Low Vision Academy

E’ Esperto Nazionale Medicina Legale – Società Oftalmologica Italiana (SOI).
Da circa venti anni si occupa di OFTALMOLOGIA LEGALE consultato da Oculisti, Giudici ed Avvocati di tutta Italia per consulenze peritali in materia e per varie Commissioni in ambito di Responsabilità Professionale Oculistica.

Il Prof. D. Siravo, risponderà alle vostre domande, chiarendo dubbi, fermo restando che le consulenze online non possono sostituire un colloquio con lo specialista.

Ecco le sedi dove il Prof. D. Siravo svolge la propria attività:

- Corso Italia, 178 – Pisa
Tel: 050.500653
- Centro Medico Mens – Sana – V. Toscoromagnola Est Loc. La Bianca Pontedera
Tel: 0587.483267
- Centro Medico Radiologia V. O. Chiesa, 1 – Livorno
Tel: 0586.867145 – fax: 0586.8668500
- Sanitas – Largo Caduti Sul Lavoro, 22 Piombino
Tel: 0565.225782 – Fax: 0565.222259
Cellulare: 3385710585
Consulente Oculista Tribunale Inail -Assicurazioni
email: siravo@supereva.it
web: http://drsiravoduilio.beepworld.it

I tumori cutanei: l’epitelioma

La pelle è considerata un vero e proprio organo.

Il Dott. Ivan La Rusca e la Traumatologia della mano: le lesioni dei nervi

I nervi sono simili a cavi elettrici e contengono molte fibre (assoni).

Il Prof. Alessandro Natali ci parla di sessualità nel medulloleso e delle opzioni terapeutiche

Le problematiche sessuali del medulloleso (erettive ed eiaculatorie), sono spesso solo una delle molteplici disabilità provocate dal danno neurogeno (limitazioni motorie agli arti, disfunzioni urinarie, intestinali).

Le disfunzioni eiaculatorie sono rappresentate essenzialmente da una eiaculazione retrograda o da un’aneiaculazione vera e propria. Infatti solo il 5-10 % dei pazienti con lesione midollare completa e circa il 25 % di quelli con lesione incompleta recuperano dopo 1 anno dall’evento traumatico l’eiaculazione anterograda.

Questo comporta che i pazienti medullolesi che intendono procreare, debbano andare incontro, per recuperare il liquido seminale, da utilizzare in ambito di programmi di Fertilizzazione Assistita, a tecniche conservative e/o chirurgiche.

Le tecniche conservative comprendono, con utilizzo progressivo :

terapia farmacologia con farmaci simpaticomimetici
raccolta del seme in vescica dopo masturbazione
vibromassaggio
elettroeiaculazione.

Le tecniche chirurgiche, che possono essere percutanee e/o a cielo aperto, comprendono tutta una vasta gamma di metodiche miranti a recuperare il liquido seminale dal luogo di produzione (testicolo), fino alla fuoriuscita nell’uretra prostatica (dotti eiaculatori).

L’ incidenza di Disfunzione Erettiva (DE) del medulloleso è determinata dal livello e grado della lesione. Nelle lesioni soprasacrali la presenza dell’erezione riflessa consente di avere un’erezione più valida rispetto ai pazienti in cui è interessato il centro sacrale con erezione psicogena, quasi mai sufficiente per il coito. Nelle lesioni incomplete, in media, la capacità di recuperare delle erezioni valide spontanee è superiore a quelle complete.

Tuttavia il 60-70 % dei medullolesi necessita di una terapia temporanea o continuativa per la DE.
E’ indispensabile in tutti i pazienti attendere almeno 6-9 mesi dopo la lesione prima di iniziare una terapia farmacologia. Entro questo lasso di tempo è possibile un recupero spontaneo di quota parte dell’erezione.

Le terapie farmacologiche che oggi abbiamo a disposizione nel medulloleso sono:
Inibitori delle Fosfodiesterasi di tipo 5 (PDE5-Is) (Sildenafil, Tadalafil, Vardenafil)
Terapia Intracavernosa con PGE1 (ICPGE1)

Iniziano ad essere pubblicati studi che dimostrano che i nuovi farmaci per os per la DE (PDE5-Is), anche nei pazienti con lesione midollare, presentano un’efficacia che può andare dal 50, nei pazienti con erezione psicogena, fino al 70-80 % dei casi, nei pazienti in cui è presente un’erezione riflessa.

E’ necessaria, nell’utilizzo di questi farmaci, una stimolazione sessuale per attivare l’effetto terapeutico, a differenza della PGE1 che procura, in ogni modo, un’erezione esclusivamente “meccanica”, indipendentemente da una stimolazione erotica.
L’unica controindicazione assoluta all’utilizzo dei PDE5-Is è la contemporanea assunzione di nitrati.
Qualora il medulloleso non potesse assumere PDE5-Is, ovvero non fossero efficaci, abbiamo a disposizione la “vecchia” PGE1 intracavernosa, con una duplice valenza : farmacoprotesica (on demand) e/o farmacoriabilitativa.
La percentuale di successi dei trattamenti con PGE1 in questi casi è intorno all’ 80 %.

a cura del prof. A. Natali
Resp. Servizio di Andrologia Urologica
Clinica Urologica 1
Università degli Studi di Firenze
www.profnatali.it

Il Dott. Ivan La Rusca ci parla della chirurgia post-bariatrica

Dottore che cos’è la chirurgia post-bariatrica?

E’ una branca della chirurgia plastica che si occupa del rimodellamento corporeo dopo grosse perdite di peso. Per meglio rendere l’idea, dopo perdite di peso di 30-50 kg la cute non si riadatta alla nuova fisionomia, ma rimane eccedente, cosi come l’addome di una partoriente tende ad essere rilassato. Questo perché la cute è un organo in grado di espandersi in maniera graduale e senza limiti, ma non di ritornare allo stato iniziale, se non per un modesto risultato del 20-30 %.

Quali sono quindi le necessità di un paziente che ha perso molto peso?

Sicuramente parliamo di pazienti che possono tornare alle proprie attività giornaliere in maniera più semplice, con grossi vantaggi per l’intero organismo, ma che sono appesantite da un eccesso di cute al livello dell’addome, del torace/mammelle, delle cosce e delle braccia. Questo comporta comunque limitazione nei movimenti, formazione di piaghe e dermatiti, limitazioni nel vestirsi, e soprattutto nel relazionarsi con terzi, particolarmente nei mesi estivi.

Cosa può fare la chirurgia plastica per questi pazienti?

Le tecniche tradizionali di addominoplastica, mastopessi, lifting delle cosce e braccia di solito risolvono i problemi di questi pazienti. Il costo da pagare sono sicuramente le cicatrici, che a distanza di 8-12 mesi sono più che accettabili, ovvero delle linee bianche nascoste in zone dove normalmente non si vedono.

Certo togliere la cute in eccesso per ritrovarsi con delle cicatrici può essere comunque un problema:

La cicatrice purtroppo non è una cosa che si può evitare, o successivamente trattare per farla “scomparire”. Il segno permanente dell’intervento chirurgico ci sarà sempre, e indietro non si può tornare. Certo, se le cicatrici sono particolarmente evidenti o ipertrofiche, qualcosa si può sempre fare per migliorarle, ma sono comunque il prezzo da pagare. Inoltre le cicatrici sono personali: di solito noi chirurghi plastici ci prendiamo la responsabilità al “50%”: questo vuol dire che metà dell’opera la facciamo noi, utilizzando le migliori tecniche e i fili più appropriati, ma il restante”50%” dipende dal paziente e da come fa le cicatrici; ci sono dei pazienti che “fanno” bellissime cicatrici, e pazienti che hanno la tendenza a formare cicatrici ipertrofiche o cheloidee. Di solito basta guardare altre cicatrici per valutare il grado di cicatrizzazione del paziente.
Per concludere il discorso cicatrici, di solito sono ben accettate, perché è tale il grado di soddisfazione per l’aver tolto la cute eccedente, che i pazienti restano contenti e accettano di buon grado i segni restanti.

Bisogna quindi intendere che la cicatrice post-baritrica è simile alla chirurgia estetica?

Sotto certi aspetti le metodiche sono simili, ma l’intervento e il post operatorio è molto più complesso; le complicanze dei pazienti con grossi dimagrimenti sono superiori in quanto, anche se i tessuti sono molto ridotti, il grado di vascolarizzazione è simile a quello precedente; questo vuol dire che anche se i pazienti hanno perso molti chili, i vasi sanguigni all’interno dei tessuti restano di grandezza uguale allo stato precedente, con un sanguinamento nettamente superiore ai soggetti magri. Inoltre i risultati sono di grado inferiore a pazienti con piccoli rilassamenti cutanei, come in una donna che ha partorito. Questo in quanto migliore è l’aspetto di partenza, più è facile garantire un risultato estetico valido. Nonostante ciò i pazienti che si sottopongono a chirurgia post bariatrica sono sempre enormemente soddisfatti dagli esiti chirurgici.

Si può accedere alla chirurgia post-bariatrica mediante il SSN?

In caso di cute eccedente da un intervento di chirurgia bariatrica (post-obesità), regolarmente certificato mediante una cartella clinica o una certificazione ospedaliera, il tipo di chirurgia richiesta non è di tipo estetico, ma di tipo ricostruttivo, e quindi completamente a carico del SSN. Questi intervento vengono regolarmente erogati dalle strutture convenzionate di Chirurgia Plastica senza alcun costo per l’intervento chirurgico. L’iter terapeutico è lungo, di solito si tratta di 2, 3 e a volte 4 intervento chirurgici distanziati di 6 mesi l’uno dall’altro. Il risultato finale è quello di ristabilire una nuova armonia con il corpo gratificando la persona che è stata in grado di ridurre il suo peso corporeo.

dott. Ivan La Rusca
Specilista in Chirugia Plastica Ricostruttiva ed Estetica
Email: chirurgiaplastica@ivanlarusca.it
Sito: www.ivanlarusca.it

Vista: dall’Ospedale San Paolo di Milano parte il progetto di fotoscreening per i neonati

Arriva per quattromila neonati, nei primi due giorni di vita, il «test del riflesso rosso», vale a dire una fotografia che permette l’esistenza di malattie gravi agli occhi.

Occhi: il ns. esperto il Prof. Paolo Nucci ci parla del glaucoma congenito

- Prof. Nucci, ci può parlare del glaucoma congenito?

E’ una complessa e grave malattia caratterizzata invariabilmente da un sovvertimento architettonico di natura malformativa a livello dell’angolo irido-corneale, struttura deputata fisiologicamente al deflusso dell’umore acqueo spesso associato ad uno sviluppo anomalo del segmento anteriore. Invariabilmente l’aumento della pressione intraoculare, determina ingrandimento del diametro corneale (megalocornea). Le conseguenze dell’ipertono oculare sono: la deformazione e l’ingrandimento del bulbo oculare, a causa della maggiore distensibilità del guscio sclerale (tipica dell’epoca neonatale), l’escavazione (reversibile nelle fasi iniziali) e l’atrofia della papilla ottica, dovute alla continua pressione sulla papilla e sulle fibre nervose. E’ una patologia relativamente rara, con un’incidenza minore di 1 caso su 10.000 nati vivi. Ne sono colpiti prevalentemente i maschi e, nella quasi totalità dei casi si presenta in forma bilaterale, anche se non sempre in modo simmetrico. Nella maggior parte dei casi è una malattia sporadica, ma sembra esistere una familiarità con espressività variabile.
Spesso è un rilievo isolato, non associato ad altri problemi oculari o sistemici, altre volte si trova associato ad anomalie di sviluppo del segmento anteriore (anomalia di Axenfeld, di Peter, s. di Rieger, aniridia). Più raramente si manifesta in quadri sistemici quali la s. di Lowe, la rosolia congenita, la s. di Sturge-Weber e altre.

- Cos’è il buftalmo?

La forma tipica del glaucoma congenito si rende manifesta con il quadro clinico del cosiddetto “buftalmo” (ingrandimento del bulbo in toto), riconoscibile anche dal medico non specialista. Può essere visibile già alla nascita, ma nella maggior parte dei casi insorge nei primi mesi di vita. La sintomatologia è caratterizzata da lacrimazione abbondante, fastidio alla luce (fotofobia) e blefarospasmo. Sono tutti sintomi aspecifici, non patognomonici, ma indicativi se correlati agli altri segni.

I segni dipendono dallo stadio evolutivo:

1) stadio iniziale: aumento del diametro corneale (megalocornea, oltre i 12 mm), facilmente visibile agli occhi di un osservatore, senza alterazioni a livello del fondo oculare.

2) stadio intermedio: buftalmo vero e proprio, con dilatazione di tutto il globo, associato ad alterazioni della papilla ottica ed iniziale opacamento corneale.

3) stadio terminale: caratterizzato da rilevanti opacità corneali, sclera molto assottigliata, cataratta, e conseguente ipovisione grave.

- E’ importante individuare la patologia in una fase precoce?

Si è fondamentale. Riconoscere il buftalmo è relativamente semplice per il pediatra, ma è altrettanto importante riferire il paziente allo specialista per un intervento immediato per evitare danni al nervo ottico. Il sospetto di glaucoma congenito deve nascere nel medico che per primo vede un piccolo paziente con una cornea di dimensioni superiori agli 11 mm. Sarà poi necessario eseguire indagini più approfondite per un più preciso inquadramento diagnostico.

L’ iter diagnostico è di seguito riportato:-anamnesi: familiarità, infezioni uterine, malattie sistemiche, presenza di estesi angiomi facciali, -misurazione del diametro corneale, -valutazione del segmento anteriore (in narcosi, se necessario): alterazioni corneali, dell’angolo e del cristallino,-esame tonometrico (spesso in narcosi): per misurare la pressione oculare, -esame oftalmoscopico indiretto: per valutare la papilla ottica (escavazione e pallore), -esame gonioscopico: per lo studio dell’angolo irido-corneale, -esame ecografico: per la lunghezza assiale del bulbo. Diagnosi differenziale: -megalocornea familiare (spesso a carattere ereditario, senza altre manifestazioni); -miopia elevata; -cheratopatie da trauma ostetrico o da rosolia.

Lo stadio terminale ha una lunga durata, ma evolve spesso verso una più o meno importante ipovisione. La prognosi è legata alla precocità della diagnosi ed al trattamento immediato, purtroppo non sempre risolutivo. Nelle forme di glaucoma congenito tardivamente riconosciute o nei casi non trattati, si possono riscontrare ambliopia e strabismo conseguente.

- Esiste una terapia?

Non esiste al momento un trattamento medico efficace ed indicato precipuamente nel glaucoma malformativo. Si possono utilizzare terapie topiche a base di colliri (beta-bloccanti, inibitori dell’anidrasi carbonica, prostaglandine), anche se il loro impiego è temporaneo, nell’attesa di intervento chirurgico.

La terapia chirurgica rimane l’unico trattamento in grado di dare qualche speranza di successo. Come prima possibilità si può praticare una goniotomia (incisione del trabecolato con una lama, attraverso una cheratotomia, ma è necessario che la cornea sia trasparente) o una trabeculotomia (anche in presenza di opacità corneali). A volte queste procedure risultano inefficaci ed è necessario effettuare una trabeculectomia. L’impiego di antimitotici è attualmente da più parti sostenuto in relazione ai frequenti e più marcati processi cicatriziali delle bozze filtranti. L’impiego di valvole o apparati di shunt (Molteno, Ahmed ecc.) in molti casi non hanno rispettato le premesse positive riportate in letteratura. La ciclo-crio/foto-coagulazione rimane l’ultima possibilità, consiste nell’ablazione dei corpi ciliari e nella conseguente riduzione della produzione dell’umore acqueo.

Prof. Paolo Nucci
Università di Milano-Ospedale San Paolo
website: www.paolonucci.it

Chirurgia del seno: intervista al ns. esperto in chirurgia plastica, il Dott. Ivan La Rusca

Dottore parliamo di chirurgia del seno.

Il seno ha assunto una valenza molto importante nella nostra società e di conseguenza nel sentirsi donna. La pressione dei mass media è fortissima per cui oggi una donna con un seno piccolo, anche se ben formato, non si sente completa. Ecco perché la domanda di aumentare il volume mammario è sempre più presente.

- Quali sono i tipi di paziente che si rivolgono al chirurgo plastico per aumentare il seno?

Abbiamo due tipologie di pazienti: quelle giovani che hanno sempre avuto poco seno, che raggiunta la maggiore età vogliono ingrandirlo e quelle che avevano un buon volume, ma dopo le gravidanze hanno modificato il volume e vogliono tornare alle dimensioni primordiali.

- E’ possibile operarsi prima dei 18 anni?

E’ sempre sconsigliabile operare questa tipologia di pazienti prima della maggiore età; sia perché possono cambiare idea nel corso degli anni, per priorità diverse, sia perché è meglio che si assumano la piena responsabilità della scelta che vogliono fare, senza delegarla ad un genitore, che ne è tutore sino al compimento della maggiore età. Inoltre una recente normativa di legge vieta l’uso della chirurgia plastica in soggetti di minore età.

- Quali altri tipi di intervento di chirurgia estetica possono essere fatti al seno?

Il lifting, chiamato tecnicamente mastopessi, che a volte è concomitante con l’inserimento di protesi. A tal riguardo bisogna ricordare che l’impiego delle protesi ha solo la funzione di aumentare il volume; se viceversa vogliamo modificare la forma, e quindi “tirarlo su”, bisogna ricorre a tecniche diverse con cicatrici aggiuntive, intorno all’areola o verticale sotto la mammella. Questo tipo di intervento viene effettuato prevalentemente nelle pazienti che dimagriscono o hanno ridotto il volume mammario in seguito a gravidanze. In generale si effettua una mastopessi quando la distanza tra la clavicola e l’areola supera i 20-22 cm.

- E’ vero che in caso di riduzione mammaria è consigliabile l’utilizzo di protesi?

Assolutamente no. E’ un controsenso togliere e mettere volume nello stesso intervento chirurgico. Esistono delle tecniche di chirurgia plastica che permettono di ridurre il seno e fare un lifting senza impiego di protesi. E’ falsa l’idea che con le protesi il seno rimanga “sempre su”, in quanto il peso della mammella con gli anni tende comunque a modificare la forma; il seno assume un aspetto naturale, più giovane, senza l’impiego di un corpo estraneo come può essere la protesi. Quest’ultima va utilizzata solo per aumentare il volume mammario.

- Parlando di protesi, sono sicure quelle al silicone o ci sono materiali migliori?

Le protesi al silicone sono i presidi medico chirurgici più studiati dopo la pillola anticoncezionale. In America, non in Europa, sono state ritirate dal mercato per effettuare ulteriori studi clinici per circa 15 anni, ma rimesse in commercio dopo la piena certificazione di sicurezza da parte dell’ente governativo (Food and drug Administration). Le alternative, come le protesi ad acqua, idrogel o olio di Soia sono risultate esteticamente inferiori o addirittura dannose. Le protesi attualmente in commercio sono sicure. Logicamente esistono protesi e protesi. Le migliori sul mercato, come importanza di studi clinici effettuati, attualmente sono le Mentor e le McGhan (Allergan).

- E che ci dice a proposito di forma e posizione?

Esistono due tipologie principali; anatomiche o rotonde. Anche se le prime, a forma di goccia possono apparire più naturali, hanno complicanze maggiori e un effetto finale poco prevedibile. Le rotonde, se ben posizionate, tipo sotto il muscolo in soggetti magri, hanno un effetto equivalente con minori rischi.
Questo discorso logicamente è individuale, ed ogni chirurgo ha le sue preferenze.

- E che tipo di cicatrici rimangono alla fine dell’intervento?

Come già detto in precedenza, se c’è la necessità di un lifting le cicatrici sono maggiori. Se si parla solo di mastoplastica additiva, sono state descritte cicatrici tra le più varie; tra quelle classiche sottomammarie e periareolari, e quelle più “nascoste” come le ascellari o ombelicali. Tralasciamo queste ultime, perché molto indaginose e da risultati finali poco prevedibili, analizziamo le cicatrici sottomammarie e periareolari.
La cicatrice sottomammaria permette un approccio diretto allo spazio sottoghiandolare, senza passare attraverso la mammella ed un buon posizionamento della protesi sia sovra che sottomuscolare. Inoltre la cicatrice sta sotto la mammella ed è nascosta anche a seno scoperto. L’approccio periareolare attraversa la mammella, che può essere infetta, danneggiandola sia come innervazione che come possibilità di allattamento. Anche in questo caso le preferenze sono personali, ed ogni chirurgo difende la tecnica con cui ha più confidenza.

- In definitiva considera l’intervento di chirurgia estetica al seno come una tecnica sicura?

Nonostante nessun intervento chirurgico è privo di complicanze, è una procedura che effettuata in un ambiente protetto e da mani esperte dà un risultato immediato, con un recupero in tempi celeri, e con complicanze basse rispetto alla moltitudine di interventi effettuati. Bisogna ricordare che nessun seno sopra i 25 anni superiore alla III misura sta su naturalmente senza reggiseno per rendersi conto di quanto è diffuso questo tipo di procedura.

Dott. Ivan La Rusca
Specilista in Chirugia Plastica Ricostruttiva ed Estetica
Email: chirurgiaplastica@ivanlarusca.it
Sito: www.ivanlarusca.it

Napoli: Intervista al ns. esperto in chirurgia plastica, il Dott. Ivan La Rusca

- Dottore come potrebbe definire un chirurgo estetico

Premettiamo che la chirurgia estetica non è una specialità riconosciuta in ambito universitario, bensì è una branca della chirurgia plastica. Esiste difatti una specializzazione, in chirurgia plastica, che abilita anche alla chirurgia estetica. Qualunque laureato in medicina e chirurgia può liberamente definirsi chirurgo estetico, ma non specialista in chirurgia plastica, che solo un percorso universitario di 5 anni può abilitare.

- Questo vuol dire che solo i chirurghi plastici possono praticare la chirurgia estetica?

Qualsiasi chirurgo che abbia una buona esperienza nel settore può praticare interventi di chirurgia estetica. Difatti esistono ottimi specialisti in otorinolaringoiatria o maxillo-facciale che sono dei bravi chirurghi estetici.
Ma solo un approccio multidisciplinare e completo può permettere di affrontare interventi di chirurgia estetica in maniera globale.
Difatti finché l’intervento riesce in maniera ottimale, senza complicanze, anche un chirurgo alle prime armi può riuscire ad avere dei buoni esiti. Ma all’insorgere di complicanze, evenienza sempre possibile nel corso di interventi chirurgici, solo uno specialista in chirurgia plastica può riconoscere ed affrontare in maniera appropriata il problema.
Pensiamo ad un lifting mammario con protesi, ove bisogna programmare con accuratezza la quantità di cute da asportare ed il volume idoneo per riempire la mammella: se si eccede con il volume mammario o con la cute da asportare, il chirurgo inesperto non riuscirà più a chiudere la mammella, ed allora i tempi chirurgici si prolungano, le cicatrici possono aprirsi e le protesi infettarsi; in una sola parola un incubo per la paziente e per il chirurgo.
La padronanza nelle metodiche ricostruttive permette al chirurgo plastico di avere in ogni momento una visione tridimensionale del problema da affrontare, e di poter risolvere i problemi che si incontrano durante l’intervento chirurgico.

- E’ vero che il chirurgo plastico deve essere anche un po’ psicologo?

Rispetto ad altre branche della medicina la chirurgia estetica non finisce con la guarigione chirurgica delle ferite, ma si protrae sino ad ottenere il benessere psicologico del paziente. Questo vuol dire che se il paziente non è soddisfatto di qualcosa, anche di un’apparente inerzia chirurgica, bisogna dialogare con lui per cercare di capire il problema e cercare di risolverlo.
Ci dobbiamo ricordare che lo scopo della chirurgia estetica è di curare il disagio del paziente che vive attraverso un inestetismo.
Alla fine dell’intervento la soddisfazione deve essere sia del chirurgo che del paziente. Se non si ha la dote di saper ascoltare i pazienti, e si pensa che con la fine dell’intervento chirurgico è finito il rapporto tra medico e paziente, è meglio non intraprendere questa professione.
Mai come in chirurgia estetica il rapporto tra medico e paziente è fondamentale, e non bisogna mai romperlo per nessun motivo, soprattutto con i pazienti più esigenti. Il paziente non si deve mai sentire abbandonato dal chirurgo, che deve seguirlo fino in fondo e ascoltarlo per ogni sua necessità.
Concludendo il chirurgo estetico ideale dovrebbe essere competente e disponibile.

Dott. Ivan La Rusca
Specilista in Chirugia Plastica Ricostruttiva ed Estetica
Email: chirurgiaplastica@ivanlarusca.it
Sito: www.ivanlarusca.it

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