Una provocazione della psicologia sul concetto di tradimento

Pubblicato il settembre 6th, 2010 da Giovanna Manna
Una provocazione della psicologia sul concetto di tradimento

Spero con questo articolo di non attirarmi troppi nemici, il mio lavoro non è quello di essere buono e ipocrita, ma quello di proporre analisi di squarci di realtà e di sollevare interrogazioni su se stessi e perché no sulle proprie certezze.

L’argomento che tratterò è forse il più discusso in assoluto: cosa si intende per tradimento.

Il primo punto che credo possa essere il cardine su cui far ruotare questa disamina è il vero tradimento: che consiste nel tradire il proprio essere se stessi e quel sano senso egoico che ci ripropone quel termine tanto osteggiato eticamente ma che ci offre il primo canone di discernimento, il piacere/dispiacere.

Ed è proprio la religione e la filosofia ad aprirci la via regia con due assunti noti a molti, ma non da tutti evidentemente compresi: ama il prossimo tuo come TE STESSO e CONOSCI TE STESSO.

Da qui possiamo continuare su una proposizione chiara, ovvero che il primo tradimento in realtà è una delusione delle aspettative poiché in quell’atto per noi di abbandono, di scelta di altro da noi, vi è non l’autocoscienza delle motivazioni per cui abbiamo trovato in un terzo quello che noi non avevamo più saputo proporre, ma la caduta e la depauperazione di quei sogni, aspettative, progettualità che noi avevamo delegato alla sua volontà con l’assurda presunzione che avrebbe dovuto portarle a compimento perché ci amava e, pertanto, meritavamo di essere amati.

Ecco perché il primo tradimento è quello verso noi stessi, è quello verso le nostre aspettative nonchè i nostri investimenti sull’altro.

Il secondo punto è la differenza fondamentale non solo tra amore e sesso che sono due cose scisse e che solo talvolta combaciano, ma tra la modalità di vivere il sesso con la/il partner stabile e quella/o occasionale di turno. Se l’uomo come la donna d’altronde non toglie nè tempo, nè attenzioni, nè conduce tensioni all’interno dell’equilibrio della coppia, e vive il rapporto occasionale come una parentesi egoica che si esaurisce al pari della visione di un film hard (con evidente occasione onanistica), questo non può essere definito tradimento; di contro una qualsiasi infatuazione anche senza il coito verso la persona agognata ma unicamente con il cambiamento delle modalità relazionali all’interno delle dinamiche di coppia quello allora sì che è tradimento.

Per cui, deresponsabiliziamo i nostri genitali nell’adulterio e cerchiamo una visione di autocoscienza dei sentiti per definire cosa possa essere a rischio per un rapporto e cosa possa portarci ad esclamare:” tu mi hai tradito”.

Ovviamente il mio è solo uno spunto di riflessione a cui consiglio di aggiungere la lettura dei seguenti libri: “Amare tradire e Eros e pathos” di A.Carotenuto ed. Bompiani e “Le cose dell’amore” di U.Galimberti

Dr. Paolo Pozzetti
Psicologo Psicoterapeuta

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