Tante piastrine nel sangue: cosa fare e non fare

Pubblicato il gennaio 9th, 2010 da
Tante piastrine nel sangue: cosa fare e non fare

L’esame emocromocitometrico, che consiste nel conteggio delle varie cellule che compongono il sangue, è uno degli esami di laboratorio più frequentemente eseguiti. Esso comprende anche il numero delle piastrine, che normalmente varia da 150.000 a 350.000 per millimetro cubico. Quando le piastrine superano il valore di 400.000, si ha una condizione di piastrinosi. Le cause di piastrinosi sono molteplici, e le più frequenti sono secondarie alla presenza di stati infiammatori, di anemia da carenza di ferro, di infezioni e, assai più raramente, anche di tumori maligni. In queste condizioni di aumento secondario del numero delle piastrine è inusuale che si raggiungano valori superiori a 500.000-600.000. Vi però sono condizioni morbose primarie, chiamate sindromi mieloproliferative, in cui il numero delle piastrine può superare largamente questo valore, e raggiungere anche numeri eguali o superiori al milione.
Cosa succede ai “milionari” di piastrine? In molti casi, soprattutto nei soggetti giovani, assolutamente nulla di patologico: tanto è vero che questi numeri abnormi vengono riscontrati spesso causalmente, per esempio nel corso di un controllo generale dello stato di salute (il cosiddetto check-up). E’ peraltro evidente che il milionario di piastrine, anche se giovane e asintomatico, si preoccupa e si reca dal medico.
Cosa dirà il medico? Che la trombocitemia essenziale (così si chiama la sindrome mieloproliferativa caratterizzata da un aumento del numero delle piastrine, senza alterazioni del numero dei globuli rossi, globuli bianchi, ed altri parametri dell’esame emocromocitometrico) è un’alterazione benigna, che di per se non comporta problemi se non l’ansia legata alla conoscenza di avere un’alterazione nel sangue. Proprio per la benignità della trombocitemia essenziale non è sempre necessario intervenire con una terapia mirata a diminuire il numero delle piastrine e a riportarlo nei limiti della norma (meno di 400.000). Non bisogna, in altre parole, farsi spaventare dall’anormalità di laboratorio e dall’entità dell’aumento delle piastrine. Bisogna però che il milionario di piastrine sappia che la sua alterazione del sangue porta ad un aumento del rischio di sviluppare occlusioni delle arterie o delle vene (trombosi), che determinano un insufficiente afflusso di sangue agli organi. Poiché trombosi vuol dire gravi malattie come l’infarto miocardico, l’ictus cerebrale, l’embolia polmonare e le flebiti agli arti inferiori, ci si può domandare a questo punto come si possa definire benigna una condizione come la trombocitemia essenziale. Per fortuna, questa alterazione determina si un aumento del rischio di trombosi, ma non ne è una causa frequente. Il rischio effettivo di sviluppare una trombosi è molto basso in chi ha meno di 60 anni: che quindi non deve essere curato con farmaci per diminuire il numero delle piastrine! Il rischio di trombosi aumenta però vertiginosamente oltre questa soglia di età. Nei soggetti più anziani è quindi necessario diminuire il numero delle piastrine, anche se il portatore di trombocitemia sta bene ed è del tutto asintomatico.
Per ottenere questo risultato si usa un farmaco noto da molti decenni, e quindi di cui si conoscono bene i molti benefici e i pochi rischi. Il farmaco si chiama idrossiurea, e il dosaggio ottimale per ridurre il numero delle piastrine varia da 500 mg (1 compressa al dì) a 1 g (due compresse). Le piastrine “milionarie” diminuiscono così rapidamente di numero e, ciò che più conta, la correzione dell’anormalità di laboratorio si accompagna ad una marcata diminuzione del rischio di sviluppare la trombosi.
Quindi, terapia farmacologica solo agli ultrasessantenni, e nessuna terapia al di sotto di questa età. Poiché però il milionario di piastrine giovane non può non preoccuparsi quando vede l’anormalità del suo esame emocromocitometrico (che quasi sempre ha eseguito per caso o magari per disturbi del tutto indipendenti dal sangue), è necessario che il medico lo riassicuri, spiegando che la trombocitemia è più un fattore di rischio che una malattia, e che il rischio di trombosi è molto basso. E che un farmaco pur efficace e sicuro come l’idrossiurea è del tutto inutile in età giovanile!

a cura del prof. P.M. Mannucci
Esperto in Medicina interna ed Ematologia


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